Molto pompato, il film «Io sono leggenda». Com’è? Nella mailing list di Eymerich – cioè i fans dell’inquisitore creato da Valerio Evangelisti – i più concordano su questo sereno e articolato giudizio: «è una merda». Siccome però qui non ci occupiamo di cinema parleremo solo del romanzo omonimo, di Richard Matheson, del lontano 1954. Vale recuperarlo. Lo trovate in una nuova e costosetta edizione Fanucci o, con un po’ di fortuna, in vecchie edizioni Urania con il titolo originale o come «Vampiri».
La grande invenzione e il colpo di scena iniziale sono ormai così noti che… possiamo subito dirli. Sulla Terra tutte e tutti sono diventati vampiri [o qualcosa di simile]. Rimangono pochi uomini, forse uno solo: è il tenace Robert Neville di cui seguiamo le avventure in 4 tempi fra il gennaio 1976 [ops] e il gennaio ’79. Ma come sopravvive l’unico non vampiro? «Un uomo può abituarsi a tutto, se costretto». Anche a sperare che un cane non sia infetto salvo poi riflettere che «in un mondo di monotono orrore non può esserci salvezza in un sogno pazzesco».
Ma se la croce spaventa i vampiri cosa accade a quelli maomettani o ebrei? La causa è nei germi o nei morsi? E li si elimina con le pallottole o con i paletti nel cuore? Perché temono l’aglio? E come mai danno la caccia a Neville, l’unico sopravvissuto? Matheson ha risposte convincenti quasi per tutto.
Ovviamente la domanda-chiave,dal punto di vista di chi legge, è se il tenace Neville incontrerà un altro – meglio, un’altra – non contaminata. E almeno questo non è il caso di rivelarlo. Anche perché c’è un doppio finale che, fra l’altro, getta nuova luce sul titolo.
Di sfuggita, citiamo una frasetta per giornalisti a caccia di scoop: «c’era un che di grottesco nel frenetico tentativo di vendere giornali mentre il mondo stava morendo».
Un quasi soliloquio, drammatico con qualche spunzone ironico: il romanzo «Io sono leggenda» rivelò un maestro del suspence. Poi Matheson fece incursioni nella fantascienza più classica [«Tre millimetri al giorno»] e nell’horror. Ma fu soprattutto nei racconti brevi che Matheson lanciò la rete e ne risultò una pesca davvero miracolosa. Il suo più grande insuccesso? Essere stato chiamato, nel 1962 da Alfred Hitchock per sceneggiare il film «Gli uccelli» e avere toppato. La teoria di Matheson era che l’orrore sarebbe stato maggiore se gli uccelli non si fossero visti… Come è noto Hitchock fu del parere opposto. Ma basta con il cinema, Non vi diremo dunque che Matheson ha sceneggiato «Duel» e molti eccetera. Ripetiamo solo l’invito a recuperare i suoi scritti, soprattutto i racconti.
Ah, se la sera del 30 siete a Bologna verrà presentato al centro sociale Crash «Scorrete lacrime disse lo sceriffo», antologia con inediti dickiani – strano, vero? – tutti dedicati a un protagonista assoluto, Cofferati. Ma chi il sindaco? Lui. Si tratta di un paradosso temporale visto che Dick è morto nel 1982? Forse, leggete e scoprirete la verità.
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