Le etichette–tipo fantasy, noir, fantascienza – non servono; l’ho detto in 8 parole invece che in 314.
Dunque anche la vaga etichetta «verdenero, noir di ecomafia» vale meno di una cicca. Importa invece che Legambiente decida di varare [con Edizioni Ambiente] una collana del genere per raggiungere un vasto pubblico e che autori-autrici di qualità [da Massimo Carlotto a Eraldo Baldini, da Giancarlo De Cataldo ai Wu Ming, da Marcello Fois a Loriano Machiavelli] ci stiano e sfornino storie di qualità. In più chi scrive devolve parte dei propri incassi al progetto «Salvitalia». La domanda: esiste qualcosa di peggio dell’eco-mafia? La risposta: sì, il muro di ovatta che l’avvolge.
Più che altro gialli [appunto per quel che vale etichettare] come quello che iniziamo a scorgere dal finestrino del treno con Simona Vinci: il suo «Rovina» inizia nel tratto Parma-Reggio, nuove costruzioni, lavori in corso, Tir, cantieri a cascata e poi ci scappa il morto. Bello-bello.
Più fantascienza-fantasy è «I dannati di Malva» proposto da Licia Troisi, laureata in astrofisica e scrittrice interessante. Vicenda semplice ma ben congegnata. Malva è una sfavillante città che si regge su lavoro dei Drow, schiavi, relegati sotto terra in un sistema di quasi totale apartheid. Ma questa visione «di classe» non è affatto chiara al protagonista Telkar, un «mezzosangue» che crede i Drow siano criminali e tarati. Per dimostrare di essersi riscattato da quella sua metà «impura», Telkar accetta una missione rischiosa: per indagare sui delitti che avvengono su, fra gli umani, si recherà laggiù – in mezzo alle bestie – per scoprire il colpevole. Dovrà fare i conti con strana malattia: «confusione, difficoltà di respiro» ma i sotto-uomini, i Drow, non vengono neppure curati. Forse l’origine del morbo è in una fornace dove gli schiavi fabbricano i gioielli per gli umani. Triste metafora, che forse è già realtà, per esempio nel comparto dell’oro di Vicenza o di Arezzo nell’Italia in cui viviamo.
Anche se chi legge ha poco da scoprire, Licia Troisi regala un libretto d’avventure con una realistica – purtroppo – morale ecologista. I veri assassini [dei Drow e del pianeta] stanno «su», nella città luccicante.
Chi vorrà cercarli … troverà antenati illustri a questa vicenda, i più evidenti sono nelle pagine di Wells o nelle immagini del film «Metropolis». Ma importa? Come ci ha insegnato, per restare in un territorio contiguo, Tiziano Sclavi con «Dylan Dog» è difficile inventarsi nuovi miti ma si possono mescolare, metter sottosopra, sbugiardare, re-inventare i tanti che abbiamo. Questo è un buon libro in una serie che funziona. Se poi, come è accaduto in Francia con i «gialli» di Didier Daeninckx, alla fine qualche giudice partirà dalla fiction per smascherare gli assassini…. beh, noi che viviamo con un piede nel cemento della realtà e con l’altro nel prato del sogno potremo solo annuire.
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