Un’antologia di Marco Cinque che gira nei teatri e nelle scuole
Una buona abitudine pasquale: manifestare a Roma contro la pena di morte. Quest’anno la marcia accompagna–e speriamo rafforzi–l’impegno del governo italiano per una risoluzione urgente dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite.
Ma se non potete essere al corteo di Roma affrettatevi a leggere «Poeti da morire» [Giulio Perrone editore: 130 pagine per 12 euri] cioè «Scritti dal braccio della morte e contro la pena capitale», a cura di Marco Cinque e con la prefazione di Margherita Hack, che fra l’altro ispira un’omonima serata – il 13 è a Roma poi in giro per l’Italia – e molti laboratori nelle scuole.
Metà degli autori in questa antologia stanno per essere uccisi. «Alcune di queste voci purtroppo sono già state spezzate» scrive Marco Cinque. Vite stroncate dal boia di Stato, quello contro cui Cesare Beccarla, secoli fa, scriveva: «Assurdo che le leggi, espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l’omicidio, ne commettano uno e, per allontanare i cittadini dall’assassinio, ordinino un pubblico assassinio».
Nelle prime pagine del libro – come nell’omonima serata [in coda i prossimi appuntamenti] – una serie di citazioni. Albert Camus [«La pena di morte è la guerra che un intero Stato dichiara a un singolo cittadino»], Oscar Wilde, Victor Hugo, Benjamin Frankin… C’è l’impegno di papa Giovanni Paolo II al quale però si contrappone un ambiguo [a dir poco] paragrafo 2267 del «Catechismo della Chiesa cattolica» che offre giustificazione al killer statale, «se questa è l’unica via possibile».
Si inizia con 20 voci che arrivano dal braccio della morte di un grande Paese che spesso ama rivestire l’omicidio di asettica tecnologia. Ray Allen, «Orso che corre» è stato assassinato il 17 gennaio del 2006 nello Stato di California dove Caryl Chessman ebbe il “privilegio” di trasformarsi da detenuto in un celebrato scrittore… prima che un killer in guanti spezzasse la sua vita il 2 maggio 1960. Come Lynda Lyon, uccisa in Alabama il 5 ottobre 2002 o come Bobby Ray Jopkins–«eliminato» il 12 febbraio 2004 – che ha scritto: «Quello che sta facendo lo Stato del Texas è esattamente la stessa cosa che facevano Adolf Hitler e il suo partito di nazisti. Il Texas lo fa solo a un passo più lento». Proprio lì in Texas nel maggio ’94 il boia autorizzato ha troncato per sempre il respiro a Paul Rougeau e poi, nell’agosto 2000, a Richard Wayne Jones [«più che un tribunale, le aule di oggi sono luoghi dove si svolgono commedie… innocenza o colpevolezza non c’entrano»] e nell’ottobre 2004 a Dominique Green; lì aspettano di essere “giustiziati” Anthony Haynes che scrive: «dentro quest’inferno sono entrato intero / e quando me ne andrò sarò soltanto un guscio» e Dean Thomas, «Orso che corre», uno dei – tantissimi in percentuale– “pellerossa” sottoposti a processi sommari per ricevere condanne esemplari.
Debra Jean Milke è ancora nel braccio della morte in Arizona, dove rifiuta le visite «disumanizzanti», senza contatto fisico, in manette. «Riesci a immaginare un mondo dove il riso di un bimbo è un suono proibito» chiede Joe Duncan che in Alabama aspetta il boia. «Si può vivere / si può morire ma / nessuno / dovrebbe vivere /aspettando di morire»: sono anche le ultime parole che Marco Cinque urla sulla scena. Le ha scritte uno dei condannati che si cerca di salvare: è Fernando Eros Caro di ascendenza Yaqui, rinchiuso da oltre 20 anni nel penitenziario di San Quentin in California.
«Scritti contro la pena di morte»: nella seconda parte del volume la parola è a chi – da fuori – può battersi. I versi sono di Alberta Bigagli, T. F. Brhan, Marco Cinque, Geraldina Colotti, Erri De Luca, Tommaso Di Francesco, Flavio Fracasso, Enrico Gasperi, Lance Henson, Jack Hirschman, Maria Jatosti, Vivian Lamarque, Alberto Masala, Carlos Mauricius, Alberto Moravia, Ibrahim Nasrallah, Igiaba Scego, Màrcia Théophilo, Janine Pommy Vega, Leila Wadia. In copertina spicca un disegno di Lawrence Ferlinghetti, all’interno illustrazioni di Dominique Green [lo hanno ucciso, non ha trovato «una mano per rialzarsi» come si augurava in una poesia] mentre in contro-copertina Vauro mostra Dante Alighieri sulla sedia elettrica. Se pensate che 12 euro siano troppi per un libretto considerate che i diritti d’autore vanno in parti eguali alla causa di Fernando Eros Caro e al comitato Paul Rougeau, che li utilizzerà per sostenere le cause dei condannati a morte negli Usa.
Accanto alla vignetta di Vauro si legge: «Leggete dunque questi versi, recitateli, gridateli se necessario nelle strade, nelle scuole, nelle piazze». Da mesi Marco Cinque e Maurizio Carboni portano nelle scuole un laboratorio di poesia e di musica il cui esito è una variante, riscritta insieme ai ragazzi, di «Poeti da morire» e viene rappresentata ovunque possibile. Il 13 aprile un vero «concerto poetico» è a Roma nel teatro del liceo Morgagni, in via Fonteiana 125: con Cinque e Carbone saranno Pino Pecorelli, Marcia Theophilo, Igiaba Scego, Tommaso Di Francesco, Maria Jatosti, Geraldina Colotti e altri. Poi questi testi, sempre arricchiti dai suoni di Cinque e Carboni, vanno in Sardegna: dall’8 al 12 maggio incontri mattutini nella media Grazia Deledda di Alghero e la sera dell’11 un altro « concerto poetico» presso l’auditorium della scuola. Il giorno seguente si replica al centro sociale di Ossi, con i ragazzi della Consulta comunale. E si riparte subito. Per contattare gli infaticabili Cinque e Carboni la mail migliore cinquemarco@yahoo.it e intanto qui www.giulioperroneditore.it/collane/poiesis potete ordinare il libro.






