Nel Novecento il totalitarismo ha compiuto un passaggio fondamentale: dai fascismi in cui l’immaginario autoritario si manifestava in maniera plateale, legata a simboli, riti, gesti convenzionali precisi, si è passati, dopo la Guerra, al “bonapartismo” che ha fatto la fortuna, per esempio, dei regimi del sud America: non più coercizione ideologica di massa, non più folle irreggimentate che dichiarano la propria fedeltà, ma un insinuarsi suadente e soft nella vita quotidiana, condito da apparente benessere. E’ questo lo «Stillicidio» che dà il titolo alla nuova produzione dei Nudoecrudo Teatro, con il supporto di Cascina Autogestita Torchiera, che debutterà al Teatro della Cooperativa di Milano dal 10 al 15 gennaio: in scena Alessandra Pasi (anche scrittura scenica) e, curatore ed esecutore delle musiche, Guido Baldoni. Lo spettacolo nasce da parole, frasi, dichiarazioni raccolte sui più diversi mezzi; una barriera verbale violenta e volgare che permea la nostra società, un logoramento sottopelle che subiamo quotidianamente. Toni e termini ci lasciano allibiti ma sembrano prendere sempre più cittadinanza, nell’ottundimento generale. Il luogo principe di questa verbosità aggressiva e reazionaria non può che essere la televisione, ormai format ufficiale del nostro immaginario. E da essa nascono gli spunti visivi e stilistici dello spettacolo: come un gerarca elegante e allucinato simile nei modi a un commentatore politico, una soubrette con parrucca dorata che conduce uno show di regime con pari vivacità e crudeltà, un pollo morto, freddo e molle, che finirà decapitato dal sinistro musicista/assistente. L’idea di utilizzare forme e colori della tv ma spostarne i contenuti risulta vincente e a sopravvivere, alla fine, è una preziosa indignazione e l’ostinazione a non rassegnarsi all’impotenza, con ironia.
Visto a Roma, UbuSettete 2005, 19 novembre 2005
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