Numero otto 2007/2008
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Scende in piazza il popolo dell’acqua, lo farà a Roma, il prossimo primo dicembre in occasione della manifestazione nazionale dell’acqua. Appuntamento alle 14, 30 in piazza della Repubblica.

Ospiti della puntata: Enzo Vitalesta, associazione Yaku – Marco Bersani, Attac – Antonio Amati, Comitato per l’Aniene – Mariano Danieli, canoista.

Lo scorso anno in tutta Italia sono state raccolte firme per una legge per la ripubblicizzazione dell’acqua. Bel 406.626 italiani hanno partecipato e messo la loro firma per far si che l’acqua, bene comune per eccellenza, non fosse oggetto di nessuna privatizzazione.
Oggi a distanza di quattro mesi dalla fine della raccolta firme, chi ha messo la firma ci metterà anche la faccia, sfilando in un grande corteo per ribadire ancora una volta che l’acqua è un bene di tutti
tra le istanze del popolo dell’acqua:
a) l’immediata approvazione della legge d’iniziativa popolare;
b) fondi in Finanziaria per il risparmio idrico e per il riammodernamento delle reti idriche;
c) gestione pubblica e partecipata dai lavoratori e dalle comunità locali

Una vicenda che affonda le radici a piu di dieci anni fa, questa della privatizzazione dell’acqua, quando cioè i governi si sono accorti che l’acqua era un bene indispensabile ma non così facilmente gestibile e usufruibile da parte di tutti. Nasce cosi l’idea dell’acqua come una merce: il petrolio del XXI secolo.
Così in diverse parti del pianeta l’acqua, ormai nella mente dei più un bisogno e non un diritto, ha cominciato ad essere privatizzata: in Inghilterra sono stati venduti i servizi d’acquedotto e depurazione; in Francia le imprese diventano concessionarie del servizio idrico; le società pubbliche di gestione cominciano a diventare società per azioni, in cui spesso entra a far parte un socio privato.

L’ideologia delle privatizzazioni si basa sugli assunti fondamentali che l’ingresso dei privati sia auspicabile perchè migliora il servizio, lo rende piu efficiente, e perchè il prezzo che si forma sul mercato è il più adatto perchè riassume tutte le informazioni necessarie per effettuare una scelta nel suo utilizzo che rifletta la scarsità del bene: questa è la cosiddetta teoria di pareto. Il popolo dell’acqua al contrario ritiene che questa teoria, che altro non è che il sistema di mercato, non può funzionare per un bene ambientale come l’acqua appunto. Il mercato quantifica ciò che quantificabile non è. Il mercato non tiene conto delle generazioni future, il mercato non tiene conto dei benefici che ha l’acqua sull’ecosistema, il mercato non tiene conto dei costi sociali che l’utilizzo della risorsa determina su altre persone che non siano il compratore e il venditore.

Ma molti governi queste considerazioni non le hanno volute prendere in esame e sono andati avanti come treni nel senso della privatizzazione.
In Italia, la privatizzazione è passata attraverso una serie di normative, come per esempio la legge galli, che hanno permesso di trasformare le imprese municipalizzate in società di capitali con presenza di privati. Cosi su e giu per lo stivale le aziende municipalizzate sono diventate spa: da ASA a Livorno, a Acqualatina nella provincia di Frosinone, a Siciliacque Spa in Sicilia. Tra i casi più eclatanti: il caso della Acea: l’Acea è un’azienda al 51% pubblica e al 49% privata. L e bollette che paghiamo dunque oltre ai costi di gestione del servizio, comprendono anche l’arricchimento dei pochi azionisti che sono, oltre al comune di Roma, il gruppo Caltagirone e il gruppo suez, la più grande multinazionale dell’acqua.
E’ proprio notizia di questi giorni l’approvazione al senato della moratoria che blocca gli affidamenti per un anno dei servizi idrici sia a pubblici che a privati. Il blocco serve a prendere tempo in vista di una nuova normativa sulla gestione del servizio idrico, che il popolo dell’acqua e anche noi ci auguriamo sia la legge di iniziativa popolare.

Ma le privatizzazioni danni negativi gia li hanno fatti, come nel caso dell’Acea Spa, il 28 novembre davanti alla sede centrale dell’ex-municipalizzata un presidio munito di megafono e fischietti manifestava contro una gestione idrica scellerata da parte dell’azienda.
Acea come Azienda Caltagirone Energia e Ambiente, dicono i manifestanti, visto che sembra che le scelte piu importanti le prenda proprio Caltagirone.
Tra i presidianti, il Comitato Aniene, allarmato dall’ultimo tentativo della azienda di ottenere dalla regione la concessione di un ulteriore prelievo di acqua dalla sorgente più importante dell’Aniene, l’affluente del Tevere, quando il fiume è già a grave rischio di collasso ambientale per mancanza d’acqua , Antonio Amati, presidente del Comitato per l’Aniene.

La puntata è a cura di Marzia Coronati

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