Numero dodici 2007/2008
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Nella prima punata del 2008, torniamo a parlare dei migranti. Affrontiamo la questione “sicurezza sul lavoro” dal punto di vista degli stranieri che lavorano in Italia. La democrazia italiana da spazio alla rappresentanza dei migranti nel mondo del lavoro? Quanti migranti militano nei sindacati?

Ospiti della puntata:

Abdou Faye, Alef
Fabrizio Molina, Nessun luogo è lontano
Lanfranco Caminiti, Maleppeggio
Alessandro Leogrande, Lo Straniero

Abdou Faye è il vicepresidente dell’Alef, l’ associazione dei lavoratori emigrati del Rriuli Venezia Giulia; l’Alef dal ‘99 ha iniziato un progetto di prevenzione sugli infortuni sul lavoro e sulla sicurezza per gli stranieri. Più che agire quando l’infortunio è già avvenuto, ci si era accorti che era necessario prevenire e creare le basi affinchè gli incidenti fossero evitati. Una volta che il progetto ha preso piede, il materiale informativo di sensibilizzazione sulla conoscenza dei propri diritti sul lavoro è stato tradotto in 12 lingue, e sono stati formati nuovi mediatori per venire incontro al più ampio numero di comunità possibili presenti nella regione. Un melting pot ricchissimo quello in Friuli, dove arrivano migranti dall’ Albania, Romania, Ex-Jugoslavia, e poi dal Ghana, Nigeria, Senegal, ma anche dal Sud America, soprattutto i figli di immigrati italiani che rientrano dall’Argentina e dal Venezuela. Il progetto consiste, oltre nella distribuzione del materiale informativo, di corsi per sensibilizzare sulla consapevolezza dei propri diritti proprio all’interno dell’azienda. Una realtà multisfaccettata quella che ci racconta Abdou, fatta di aziende favorevoli a una formazione ai lavoratori sui loro diritti e aziende invece piu restie al fatto che i loro dipendenti diventino consapevoli

Il problema è più diffuso, se cioè la sicurezza non viene percepita come diritto fondamentale ma solo come un costo sarà difficile ottenere risultati concreti e in soldoni diminuire il numero degli infortuni sul lavoro o peggio delle morti bianche. La onlus Nessun luogo è lontano, attiva in diversi progetti con i migranti che vivono a Roma, ha lanciato una campagna chiamata Democracy Building, per imparare a costruire la democrazia appunto. <L’Italia sta vivendo una deficit di democrazia molto grave>, dice il presidente di Nessun luogo è lontano, Fabrizio Molina. <Assistiamo alla sostituzione della demagogia con la democrazia: si fanno i consiglieri aggiunti invece di consentire il diritto di voto agli stranieri, si fanno le liste per farli votare alle primarie, ma nulla per farli votare al comune, solo insegnando ai migranti a essere protagonisti della politica si potranno fare davvero dei passi avanti>, sostiene Molina. Insomma gli immigrati in Italia sono poco protagonisti delle decisioni, poco partecipi, in primis ovviamente perchè non esistono le basi per rendergli facile questo percorso.

Sul numero della rivista mensile il maleppeggio del febbraio scorso lo scrittore Alessandro Leogrande ha pubblicato un reportage sulla rappresentanza sindacale degli stranieri nelle aziende edili italiane. gli abbiamo chiesto di farci una fotografia della presenza dei migranti nei sindacati. Il lavoro sindacale è difficile per tutti dove il lavoro è precario, dice Leogrande, la mancanza di alternativa per i migranti però rende ancora più difficile la militanza sindacale, come allo stesso Leogrande ha raccontato un sindacalista rumeno. Già fare i sindacalisti è molto difficile, per uno straniero poi è ancora piu complicato, sia perchè ci si muove in condizioni di gravi disagio, sia per la questione della lingua, che non è da sottovalutare. Non solo, la forma di militanza sindacale classica esiste solo nelle grandi aziende e non nelle piccole, che spesso lavorano in subappalto per le più grandi. Minimo contrattuale, forme di garanzia classiche, non sono le uniche vertenze a dovere essere affrontate dai lavoratori stranieri, nel caso del lavoro edile la questione della sicurezza è la più scottante: solo nel Lazio di media 12 persone all’anno muoiono nei cantieri.
Anche secondo Leogrande i problemi sorgono molto più a monte, nel mondo dell’edilizia ad esempio siamo di fronte a una destrutturalizzazione del lavoro. Non esistono più la maestranze di un tempo, racconta Leogrande. <E’ vero che non esiste piu il rapporto di una volta tra capomastro e allievo, ma la mescolanza di comunità nei cantieri porrta anche a una mescolanza di tecniche, quindi porta anche dei vantaggi> ci dice Lanfranco Caminiti.

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