Sommario
In questa puntata ritorniamo a parlare di un tema a noi molto caro, la questione dell’acqua, un bene pubblico, il bene comune più prezioso, che ormai da anni nel nostro paese viene gestito attraverso sistemi particolari, società misto pubbliche private dove i privati traggono i guadagni e prendono le decisioni e il pubblico ci mette i soldi. In questi giorni sta riempiendo le cronache dei giornali il caso di Acqualatina, la società che gestisce i servizi idrici nella provincia di latina, sette dirigenti sono finiti agli arresti domiciliari per diversi reati come cercheremo di spiegare nel corso della puntata, ma vedremo anche che il meccanismo messo in piedi da Acqualatina si ripete con dinamiche molto simili in altre regioni di Italia.
Ospiti della puntata:
Andrea Pellegrino, giornalista
Enzo Vitalesta, associazione Yaku
Marco Bersani, Forum dei movimenti per l’acqua
Acqualatina spa, la società che gestisce il servizio idrico a Latina e provincia, pochi giorni fa ha subito l’arresto di alcuni dei suoi più alti dirigenti. Le ipotesi di reato sono quelle di associazione a delinquere, truffa aggravata, falso ideologico e abuso d’ufficio. Un’ indagine partita nel 2002 che si è risolta con sei arresti nel 2008. Il business dell’acqua è un business sicuro. Se ci sono delle perdite, chi ci mette i soldi sono i cittadini dei Comuni, a suon di aumenti di bollette.
Acqualatina è una società mista pubblica privata, pubblica al 51% e privata al 49%, una società che gestisce l’Ato 4 la provincia di Latina, più due comuni di Roma, Anzio e Nettuno. All’interni di queste società dato il carattere pubblico, le gara d’appalto dovrebbero essere di evidenza pubblica, trasparenti per tutti i cittadini, ma i proprietari della quota privata di Acqualatina, Veolia, Siba, Enel Hydro, affidavano “in house”, cioè a sé stessi, alcuni appalti, come quelli per i depuratori o i sistemi informatici. Saltando tutte le gare d’appalto che dovrebbero essere fatte.
I magistrati hanno analizzato decine e decine di appalti, individuando mail e telefonate che mettevano in luce questi affidamenti “in house”. In alcune e-mail intercettate i pm della procura di Latina dei manager emerge che la parte pubblica, pur avendo la maggioranza, non decide nulla, da solo le garanzie politiche. La multinazionale Suez, che ha l’8% delle quote Acea, può nominare due dirigenti all’interno del consiglio di amministrazione, che è composto da nove consiglieri.
Tra i consiglieri di amministrazione di Acqualatina arrestati c’è Raimondo Luigi Besson. Besson è anche amministratore delegato di Sorical spa, società che gestisce il servizio idrico in Calabria, il 75% delle quote della Sorical appartengono a Veolia, uno dei soci di parte privata di Acqualatina. Non solo. Besson è consigliere di amministrazione di Acea Ato2, gestore del servizio idrico nell’Ato2.
Il coordinamento romano acqua pubblica, dati i recenti eventi giudiziari relativi ad Acqualatina spa, ha chiesto le immediate dimissioni del consigliere di amministrazione di Acea Ato 2, Raimondo Besson. in quanto risultano venuti meno quegli elementi di legalità e trasparenza necessari ad una corretta interpretazione della carica da lui ricoperta.
Attualmente ACEA, è presente in quattordici diversi ATO attraverso partecipazioni dirette e indirette nei soggetti gestori, distribuiti in prevalenza nell’Italia centrale; quotata in borsa, è il primo operatore nazionale nel mercato dei servizi idrici ; è partecipata per l’ 8,5 % di capitale dalla SUEZ Environnement, la seconda grande multinazionale dell’acqua, francese che ha deciso di entrare in ACEA proprio per la sua “aggressività” nella penetrazione nel mercato del servizio idrico in Italia.
Acea fa parte di Umbria Acque SPA (attraverso CREA) per il 40% circa, dopo l’unica gara di affidamento che si è svolta lo scorso 2007 Attualmente ACEA, è presente in quattordici diversi ATO attraverso partecipazioni dirette e indirette nei soggetti gestori, distribuiti in prevalenza nell’Italia centrale; quotata in borsa, è il primo operatore nazionale nel mercato dei servizi idrici ; è partecipata per l’ 8,5 % di capitale dalla SUEZ Environnement, la seconda grande multinazionale dell’acqua, francese che ha deciso di entrare in ACEA proprio per la sua “aggressività” nella penetrazione nel mercato del servizio idrico in Italia.
Il 22 novembre del 2007, per violazione dell’articolo 81 del trattato dell’Unione Europea, una sentenza dell’antitrust ha condannato ACEA al pagamento di una multa di 8 milioni e 300 mila euro e SUEZ Environnement a 3 milioni di euro in merito alla partecipazione al bando di concorso vinto per la gestione dell’ATO 3 in Toscana.
A cura di Marzia Coronati


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