Ai lettori del sito

Cari lettori di questo sito e del quotidiano on line di Carta, vorrei farvi un piccolo discorso a proposito delle informazioni e del lavoro che serve per trovarle e diffonderle. E lo farò parlandovi di Gianfranco e di Stefano, che sono appunto lettori del sito.
Il primo, studente universitario napoletano, ci ha scritto raccontando che «vi seguo sempre sul sito, il mio primo acquisto on line è stata la vostra maglietta Clandestino, [ho fatto il PostePay apposta]». E aggiunge: «Ho iniziato ad acquistare il settimanale per apportare anche io il mio piccolo contributo alla ‘Strategia della formica’. Non so dove e come riuscirò a mettere assieme 200 euro, magari per qualche mese non ricaricherò il cellulare, ma voglio contribuire nel mio piccolo a far continuare a vivere questa voce di libertà». Stefano, più laconico, scrive: «La qualità del vostro sito mi ha spinto ad abbonarmi e il settimanale mi trova ampiamente soddisfatto. L’ indecenza di questo governo mi ha spinto a dichiararmi Clandestino [a maniche corte, per la bandiera e la felpa aspetto un po’]». Stefano avanza anche una richiesta: «Potreste aggiornare la pagina con i pdf dei testimonial clandestini? Clark Kent e Marx sono imperdibili! [io poi li stampo e li diffondo…]».

Oltre a farci naturalmente piacere, queste lettere suggeriscono qualcosa di molto importante, almeno per noi, e cioè che la nostra speranza di creare un «circuito» di informazione, approfondimento e produzione di comunicazione più generale [tali sono le magliette, così come i libri, i dvd, ecc.] nel caso di Gianfranco e di Stefano ha avuto successo. Loro, che visitavano il sito internet, sono stati invogliati a leggere il settimanale e ad accogliere il nostro suggerimento [«Dichiaratevi clandestini, indossate la maglietta di Carta»]: tutti modi per vivere con più consapevolezza, e una certa attitudine reattiva, il periodo oscuro che il nostro paese sta attraversando, In altre parole: il sito internet non è che un pezzo del piccolo «universo» comunicativo che Carta cerca di essere.
Ora questo «universo» rischia il «big bang», perché Giulio Tremonti, che abbiamo chiamato «serial ministro» e che è il principale indiziato per l’omicidio delle cooperative editoriali come Carta – l’arma del delitto è la «riforma» della legge per l’editoria – sta mettendo la parola fine al settimanale. E insieme al settimanale, che ne sostiene tutti gli oneri, morirà anche il sito. E non faremo più magliette. Saremo clandestini e basta.

Si dà però il caso che i visitatori, o lettori, del sito di Carta siano più numerosi di coloro che acquistano il settimanale in edicola o si abbonano: conosciamo le difficoltà della distribuzione dei giornali e il loro generale declino causato proprio da internet, e conosciamo anche il rapidissimo aumento dei naviganti nel web. Anche per questo da dieci anni – da quando esiste Carta – abbiamo prodotto giornali ma anche un sito, che è poi via via diventato un vero quotidiano on line. Questa scelta è stata premiata dal numero di lettori. E voi, come Stefano e Gianfranco, potete constatare quanta attenzione, qualità e prontezza mettiamo nell’aggiornamento del sito. Solo che lo facciamo quasi gratis: qualche briciola di pubblicità [sempre etica] ha cominciato ad arrivare solo quest’anno.
Allora, se pensate che questo sito sia utile, e corrisponda a qualche vostro bisogno di essere informati, allora potreste chiedervi non solo come sostenerlo, ma anche come percorrere tutto il «circuito» della comunicazione di Carta. Stiamo lavorando per offrire agli abbonati la versione Pdf del giornale, nel sito, apribile con una password [il settimanale va in edicola il venerdì, sul sito sarà disponibile già dal mercoledì].
A voi, lettori on line, chiediamo di partecipare alla campagna di abbonamenti che abbiamo chiamato «strategia della formica»: non solo soldi, per sostenere Carta, ma abbonamenti, in modo che noi si possa risparmiare sulla stampa e ridurre di molto la dipendenza dall’edicola. Cinquemila abbonamenti, tanti ci basterebbero per fare uno sberleffo a Tremonti. Diteci cosa ne pensate, se vi va.

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